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Le riflessioni delle TAMTAMERS in occasione del 25 Novembre 1/3 - Da ‘giornata contro la violenza sulle donne’ a ‘giornata per la valorizzazione delle donne’ - di Giulia Fabrizi

Aggiornamento: 4 feb




Le parole hanno un peso specifico molto rilevante: quando si parla di ‘violenza sulle donne’ si pone l’accento sul feroce atto agito sulle donne, mai giustificabile, e non sull’importanza della presa di coscienza del proprio valore e della propria identità come donna, per evitare di incorrere in relazioni disfunzionali.

 

Queste tragedie spesso avvengono perché non solo l’uomo non ama la donna, ma perché nemmeno la donna ama se stessa.

E alla base c’è la paura: la paura di perdere quell’uomo, di rimanere sola, di non meritare amore, o, ancora, dell’abbandono o del rifiuto.

La conseguenza è un attaccamento morboso a qualcuno che diventa indispensabile per la propria vita e si finisce per accettare quei comportamenti che provocano malessere, solo per non rischiare di perdere quella persona.

E quando si dipende affettivamente da un uomo è perché si cerca di colmare un vuoto, di darsi valore tramite le attenzioni degli altri, donando la propria vita al potere altrui.

Fino a quando la donna non si accorgerà che per guarire deve iniziare a dialogare con le sue paure e a capire come colmare quel vuoto interiore, continuerà ad essere dipendente da altre persone e incastrata in relazioni tossiche, dove il suo ruolo sarà di crocerossina, di madre accudente, di consolatrice, pur di non perdere l’uomo che ha accanto.

 

La famiglia e la scuola svolgono un ruolo fondamentale nell’aiutare le donne a credere in se stesse, ad evidenziare le potenzialità che consentiranno loro di sentirsi delle donne realizzate, determinate e sicure di sé.


In famiglia

Se durante l’infanzia vengono a mancare i legami di attaccamento con le figure primarie, le bambine si sentono trascurate o addirittura abbandonate e da adulte potrebbero andare a cercare proprio quegli uomini che le trascureranno e le abbandoneranno, fino a quando non inizieranno a parlare con loro stesse e a tendere una mano alle proprie paure.

È importante creare delle relazioni familiari in cui prevalga l’affetto, la stima e il rispetto. Un ambiente in cui crescere e in cui sentirsi protette e al sicuro.

 

A scuola

Quegli insegnanti attenti ai loro studenti, che riescono ad intravvedere quei lumini che, se allenati e stimolati, diventeranno dei fuochi, saranno in grado di trasformare quelle bambine in donne autonome e capaci di amore per se stesse, donne che si sentiranno accettate ed in grado di riconoscere il proprio valore, donne che sapranno gestire anche le proprie debolezze e vulnerabilità.

Il ruolo degli insegnanti è quello di sostenere e di supportare gli alunni nella ricerca della loro identità.

 

Auguriamo a tutte le donne che non si amano, di trovare il coraggio di entrare nel proprio spazio per riempire i vuoti e riprendere consapevolezza del proprio valore.

La solitudine è un ‘luogo’ utilissimo dove dedicare del tempo a se stesse, per scoprire e riscoprire i propri interessi, le proprie passioni e i propri talenti.

Attraverso le giuste domande si può arrivare alla consapevolezza di ciò che effettivamente fa paura e soprattutto capire il motivo della mancanza di amore verso se stessi.

 

Tutte le donne sono speciali e, a piccoli passi, è possibile ritrovare la propria identità, riappropriarsi della propria vita e selezionare le persone in grado di apprezzare il proprio valore.

 

Giulia Fabrizi, Psicologa Sociale e Ricercatrice Qualitativa

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